"Se incontri un essere umano nella folla, seguilo... non ti capiterà spesso" (D. Pennac)

Nome: Leela
Una cittadina del mondo o, meglio, una straniera ovunque. Un albero esotico, insomma.
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La pioggia del mattino ha fatto saltare la programmata escursione silvo-affabulatoria, maremma suina. In compenso mia madre ci ha trascinato, a me e Chicca, al ristorante cinese di cui siamo clienti da ben sedici anni. Poi, in visita dai parenti. Alla fine è uscito il sole. Insomma, una giornata comunque piacevole, anche perchè consumata lontano dall'ugola testosteronica del Toto.
Il nostro cino preferito è una piacevolissima sagra del cattivo gusto. Un'immensa sala piena di stucchi, pannelli di fintolegno, acquari, vasacci variopinti e tutto quanto di appariscente e poco costoso può produrre l'industria cinese. Entrata a pagoda in lacca rosso e pseudo-oro. Un albero finto nel mezzo. Tende ricchissime di pizzo marroncino, sedie ricoperte di damasco rosso, tovaglie verde pisellino. Una gigantografia di una Shangai futuristica e rossiccia. In un angolino, non più funzionante, un quadro che rappresenta una cascata che una volta decorava la stanzetta da cui il ristorante è partito, e che si illuminava spedendo in giro una musichetta da carillon.
Talmente eccessivo, ridicolo e familiare da non poterne più fare a meno. In più si mangia bene e si spende poco: oggi ci siamo spanciate in tre, spendendo 42 Euro in tutto. Ovviamente, della ricevuta fiscale manco l'ombra. EvvivalaCina!
Come negli ultimi fine settimana Toto se n'è andato a cucinare: trascinandosi dietro una montagna di vegetali, di asciugamani e grembiuli. Chicca, vestita di tutto punto da bella bambina ed arrampicata sulle sue scarpe nuove di corda a zeppa, sta a scuola. Al mercato, per venti euro, le ho comprato gonna, pantaloni e camicetta. Ed il mio giardino verdeggia e fiorisce in pace.
Da quando Toto è impegnato nelle sue attività pseudolavorative - talmente ed incredibilmente redditizie che ci hanno aiutato a finire già lo stipendio del mese - i sabati mattina sono diventati delle insperate oasi di pace. Così io oggi giro per casa, pulendo con calma e sgranocchiando pane alle olive. Razzolo su internet, penso al pranzo, sorbisco caraffe di tè alla cannella e chiodo di garofano. E mi perdo nel profumo del mandarino sfiorito, che ancora stordisce.
Ed inizio a preparare il lungo fine settimana a Bruxelles, previsto per me e Chicca a fine mese, discutendo al telefono col Club Millemigli@. Tanto, finchè c'è vita c'è Alitali@ ;)
Sto rileggendo un libro di Camilleri, non certo il migliore ma comunque simpatico, che narra delle disavventure di un bord&llo siciliano durante la seconda guerra mondiale.
L'ho letto due anni fa, a tozzi e bocconi, nei pochi istanti liberi durante l'agonia di mio padre. Curioso notare come lo stress di quel periodo difficilissimo - che mi lasciò sola e stremata a Bruxelles come una naufraga - mi abbia fatto dimenticare l'intero contenuto del libro. E' esattamente come se lo stessi leggendo per la prima volta, non ne ricordo nulla.
Ma ora torno a lavorare sul mio country report, ad ascoltare musica su Iutubbe, a skypare con Gyula. After oll, tre gust is megl che uan.
p.s. Toto sta sbracato sul divano, vicino ad una montagnola di verdura comprata per il suo week-end cucinereccio: il cui avvicinarsi sembra metterlo decisamente di buonumore. Ed in famiglia torna a regnare la pace...
Il Circeo: il luogo magico dove Ulisse, sulla via del ritorno a casa, fu bloccato dalle malìe della maga Circe. Il Parco nazionale dove feci le mie prime esercitazioni universitarie, venti anni fa, proprio quando stava cominciando la mia storia con Toto. Già metà vita fa.
Ho fatto la relatrice, la guida, l'interprete, la cicerona, la rapporteur: di tutto un po'. Fortuna che c'è scappata qualche passeggiatina verde. Ed il ritorno a casa, stanca, stasera: trovare il benvenuto di Chicca, che puliva allegramente la gabbia della criceta, e Toto così incacchiato con me che manco mi parlava. Per fortuna. Aaaaah, che meraviglia.
Giornata semisprecata partecipando ad un seminario "per magnaroni", italiani e balcanici, tenendo una relazione per conto dell'amatissimo ex capo Francesco. Come dirgli di no? Del resto la chiesetta sconsacrata era bellissima, la compagnia un po' meno. Ma ero nel cuore di Roma, e nella pausa pranzo ci è pure scappato un salto all'affollatissimo Pantheon. Meglio le dune deserte, però.
A proposito di dune, domani sera andrò qui per un altro convegno (la cui presentazione è ancora nel mondo delle idee). E ci resterò per tre giorni, quindi non so se bloggherò. E' un posto bellissimo, magico, pure se passerò la maggior parte chiusa in una sala conferenze. Non vedo l'ora. Anche perchè Toto ci ha ripensato, tira maledizioni a tutto spiano e medita vendette: spero solo non faccia pagare troppo cara la mia assenza a Chicca, che peraltro è stata invitata a non reagire alle sue provocazioni.
Che donna terribile, sono. Penso troppo al lavoro e troppo poco al mio adorato maritino: che pure è tanto generoso quanto a offese, minacce e ritorsioni e - soprattutto e per fortuna - a parole.
Terza visita alla modesta ma graziosa area protetta sul litorale laziale. Un gruppo dove, stavolta, c'erano anche Chicca, mia madre, mia sorella e mio cognato: tutti incantati dalle dune verdeggianti e deserte. Con i bambini che, sotto la guida di una specialista, hanno creato fogli di cartapesta colorata, impastando e schizzandosi fin oltre le orecchie. Poi tutti a raccogliere immondizie sulla spiaggia: che premio, per la festa della mamma. Erbe al vento, sole velato, scherzi e risate.
Il ristorantino del circolo di Toto, poco lontano, per ora va avanti. E lui, nonostante tutte le storie dei soci, è felice e soddisfatto. Talmente tanto che si dimentica di rompere, o di lamentarsi al mio subitaneo annuncio che passerò tre giorni e due notti in un parco Nazionale vicino Roma.
Il lavoro è una buona cura, per certe malattie psicosomatiche dovute alla pigra inattività ;)
Nel mio giardino, complice anche il gran sole, l'albero di mandarino è esploso in una fioritura a cascata. Con un profumo più tenue di quello del gelsomino ma molto, molto simile. Oggi, in qualsiasi punto della casa o del giardino si girasse, si sentiva che era una bellezza.
Magicamente e sensualmente meraviglioso. Una carezza per le narici e l'anima. E la promessa di un gran raccolto arancione, a dicembre.
Bene o male l'ultima giornata di clausura, passata a fare il cerbero tra colleghi nervosi ed infuriati, è finita. Facendoci scappare anche sprazzi di natura imprevista: come questa fascinosa orchidea, un'Orchis papilionacea. Neglettamente fiorita davanti al palazzone dove si è tenuto il gran circo che mi ha succhiato energie per tre giorni.
Appena arrivata a casa, storta ed intontita per una settimana che non vi dico perchè ve l'ho già riassunta, Chicca mi ha rapito per andare al circo con le sue due amichette ed il loro papà. Un circhetto modesto ed assolutamente spelacchiato, ma simpatico. Che ha strappato loro risate e commenti interessati ed un disperato "E' già finitooooo?" al termine dello spettacolo. Cha ha visto anche il papà delle bambine trascinato in pista e mascherato per una scenetta. Questa qui.
Più frequento le arti circensi e più le apprezzo: in questa gran baraonda che è il mondo... Non a caso la suoneria del mio telefonino è proprio la musica da circo più famosa, quel "titti-tiririri-titti-tiri" che tutti conosciamo. Ed ogni volta mi viene in mente la barzelletta del tizio che va al circo ed esclama, sprezzante: "Che scemenza, fare il cretino per tutta la vita" ed il pagliaccio in pista lo sente e gli fa: "Beh, se si è stancato faccia come me, io lo faccio solo per quattro ore al giorno!"
Chicca si è infatuata di Lady Oscar. Se la guarda in tv, se la spara su You Tube, si sta consumando il mio album delle figurine che ha quasi trent'anni, ci sta scrivendo un libro sopra. Del resto, come darle torto? L'ambigua e bellissima eroina era veramente notevole, ben disegnata e coinvolgente. Spinosa e tenera come una rosa.
La giornata è stata piena di spine, nel mio gabbione desolante in cima ad un colle della periferia romana. Mattinata faticosissima tra torme di animali bipedi nervosi. Buon per me che è rimasto solo domani, e potrò tornare alle mie attività "normali": che per la settimana prossima vogliono dire una conferenza, due riunioni ed una missione di tre giorni in un parco nazionale. Poco tempo per stare all'aperto, ma mi accontenterò.
Toto è pieno di spine. CVD (Come Volevasi Dimostrare) l'affare ristorante dovrebbe essere andato a carte quarantotto, coi riccastri che pretendevano sempre di più a prezzi sempre più bassi. E vista anche la società troppo numerosa, quattro: del resto, come diceva mio nonno buonanima, "la società è bella dispara e tre sò troppi". Ma Toto, piuttosto che riconoscere che io avevo ragione, ingoierebbe mazzi di aculei d'istrice. Quindi è arrabbiato con me. Pover'uomo, dover combattere con questa donna impossibile: tutta lavoro, casa e parchi naturali ;)
Perfino nella galera in ferrovetrocemento dove ho trascorso buona parte della giornata (e dove continuerò a deliziarmi - si fa per dire - per un paio di giorni) riesco a catturare sprazzi di natura in fiore. Come questo.
Tanto, un ennesimo parco nazionale mi aspetta, la settimana prossima. Per rifare il pieno di verde ;)
Così vicino e simile a Montecristo, eppure così diverso. L'Uccellina: un parco mediterraneao dalla flora verde ed esuberante, dalle viste mozzafiato, dal sole squillante. Attraversato tra le urla e le corse dei ragazzini, i mugugni delle madri sfinite, la mia gioia interiore - ed i gemiti dei miei muscoli cosciali, ancora provati dopo l'arrampicata di ieri. Per chi non lo conoscesse eccolo qua.
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Un primo piano ed un sentitissimo grazie ai miei prodi scarponi, robusti e comodi ancorchè piuttosto nuovi: che mi hanno permesso di sopravvivere a due giorni di scarpinate senza alcun dolore, vescica o bolla. Eroici!
Ed ora, dopo tante indigestioni di verde, mi aspettano tre giorni di servizio chiusa tappata tra quattro mura. I muscoli doloranti probabilmente ringraziano.
Ammetto di aver fatto Un Culo Esagerato. Quattro ore di escursione durissima. Due di salita, a quattro zampe e coi polmoni a mantice. Due di discesa rotolando: coi muscoli spezzati, gli avambracci sgraffiati dai cespugli, l'osso sacro contuso... e i pantaloni sgarrati. Una delle giornate più esaltanti della mia vita: insieme alla nascita di mia figlia, alla discussione della laurea, al viaggio a Vienna con Gyula.
Le parole sono superflue, davanti a tanta selvaggia bellezza. Profumata dell'amaro della macchia mediterranea e del vento marino. Aggiungo solo che, per completare il "pieno di verde", domani andrò con la scuola di Chicca al parco dell'Uccellina. Se ci arrivo viva, ovviamente.
Dio Nettuno e Giove Pluvio permettendo ;)
Cantando a squarciagola "Heeeeeidi", insieme a Chicca mi sono inerpicata per le montagne della Tolfa: per raggiungere la rustica baracca di campagna dove il pensionando Gino ha offerto all'ufficio un simpatico e saporito pranzo. Per ringraziarci della nomina a Cavaliere. I bambini hanno gradito le ciliegie semiacerbe.
Chicca ha insistito per portarsi a casa un fascio di canne verdi dal fosso. Tra le varie idee ha proposto di furmarle. Cominciamo bene...
Al termine di una giornatina lavorativa delle mie - che di fatto non è ancora finita visto che son ancora qui che mi ceco ed aggroviglio su statistiche e traduzioni per una pubblicazione urgentissimissima - ci è scappato di fare la spesa con la famigliola. E, tra verdure e cosciotti di pollo, dopo una mesata di appostamenti Chicca ha finalmente rimediato la tanto attesa, nuova cassetta del DS: questa qui. Io preferivo la veterinaria.
Insomma Chicca è li da oggi che smanetta tra fard, ombretti e sfilate virtuali. Chicca, otto anni e già tanta maturità, e vanità. Chicca che già da tempo non sopporta più tutto il pelo che ha addosso e che, da ieri sera, ha iniziato a farsi depilare le sopracciglia con le pinzette, da me. E che guarda con brama quelle tre o quattro scemette delle sue compagne di classe che già portano il reggipetto (terza elementare, eh): orgogliosamente piantato sullo zero assoluto.
E questo maledetto cellulare che stasera non smette di squillare, tra lavoro, tipografia, colleghi e preparativi per la festa campagnola di domani. Gentilmente offerta dal collega Pino per il suo cavalierato. Ma questa, come si usa dire, è un'altra storia.
"La diplomazia è l'arte di lasciar fare agli altri ciò che vogliamo noi" ;)
Tre anni fa, in questa data, in Belgio, eravamo stati in questo postarello qui. Oggi, invece, Toto se n'è andato allegramente e di buon ora, a cucinare per i suoi antipatici riccastri: portandosi via la macchina e lasciando me e Chicca piantate a casa. Aaah, che pace.
Chicca ha finalmente potuto fare ciò che più adora nei giorni di festa: restare in camicia da notte e sbracarsi sul divano, guardando cartoni animati fino a farseli uscire dalle orecchie. Io, invece, dopo aver quietamente rassettato la casa, ho ritirato fuori queste due foto del tempo che fu e mi accingo a preparare il pranzo per me e Chicca: dopo aver finito la piacevolissima rilettura del "Birraio di Preston", addentrandomi anche in un romanzone di Dumas e preparandomi a rivedere un volume del mio ufficio appena tradotto in (un pessimo) inglese. E poi, nel pomeriggio, si vedrà.
A volte anche restare a casa è piacevole, soprattutto se ci si riprende dalle fatiche dei giorni passati e ci si prepara a quelle che verranno. E, soprattutto, quando non si ha nessuno che grida ordini e boiate nelle orecchie :oD
In questo periodo, vuoi per lavoro, vuoi nel tempo libero, mi sto facendo una scorpacciata di aree protette da paura. Ieri ho caricato su Ettore e con una ventina di universitari nordamericani mi sono andata a visitare un posticino dove ci sono delle cosine così.
Tiziano Terzani diceva di non poterci credere, al fatto di essere pagato per fare un lavoro che a lui sembrava una vacanza. Certe volte a me capita lo stesso. Poi ci sono giorni in cui la burocrazia e le rogne mi fanno scontare per bene i momenti buoni: ma il gioco vale la candela, no?
In compenso per lunedì ho programmato un'escursione lavorativa in una delle aree protette più belle ed esclusive d'Italia. La sto organizzando da almeno sei mesi. Chi dovesse indovinare qual è vince una cartolina gratis ed un bacio accademico ;)
Ieri, parlando del profumo dei fiori con Ettore, mi ha tirato fuori ridacchiando la storiella dei fiori maschili di castagno. Che, a detta di un certo professore, pare profumino di quella che a Roma si chiama "creapopoli". Colpa della trimetilammina, sembra. Durante la fioritura di giugno ci dovrò fare attenzione perchè l'odore che ricordo non è molto, nè granchè.
No, non per il loro significato - in quel senso ho già dato a suo tempo, grazie - ma solo per il loro profumo. Che io trovo semplicemente meraviglioso.
Stamattina, tra una rognetta lavorativa e l'altra (by the way ho dato una mano all'amatissimo ex capo Francesco a risolvere una bega per un progetto ammollatogli dal Namber Uan), mi sono trovata a passare per una celebre via romana: piena di sole e di alberi di arancio fioriti. L'aroma era fantastico. Io trovo che il profumo dei fiori di agrumi, gelsomino, gardenia e magnolia, abbia una componente magico-sensuale che fa impazzire di gioia il mio naso.
Non so cosa sia, non so perchè, non so che ne pensiate voi: ma per me quella nota odorosa comune è come un concentrato di felicità pura.
Approfittando della vicinanza del circolo dove Toto cucina nel week-end, io e Chicca siamo tornate a Macchiatonda. Agli scavi archeologici simulati in piena riserva. Tra prati immensi e campi, vicino ad una spiaggia sgranocchiata dall'erosione, lungo un boschetto paludoso smangiato dalla salsedine. Nel sole e nel vento, in allegra compagnia, Chicca è stata bene. Ed io pure.
Domani sarà una giornata dura, e (forse) decisiva. Per adesso io ringrazio la natura di tanta bellezza, e di avermi donato gli occhi per vederla. Mentre perfino Toto, dopo una giornata passata a spignattare per riccazzi stronzi, è stanco e felice.